Intervento del 19 novembre 2006 del Dr hc Alberto Cericola alla giornata dedicata alla professione Counseling organizzata da S.I.Co. Italia
Prima di poter analizzare le opportunità e le prospettive del counseling in naturopatia è necessario porre attenzione alla definizione della professione di naturopata.
Se guardiamo con attenzione i programmi delle differenti scuole di naturopatia in Italia si potranno facilmente individuare differenti modi di concepire la didattica.
Troviamo infatti indirizzi quasi completamente psicologici (Riza), altri nutrizionali ed igienistici (Costacurta), altre ancora sulla medicina tradizionale cinese.
Tuttavia un numero considerevole ha preferito un approccio di tipo integrato (Rudi Lanza).
La figura del naturopata è chiamata a svolgere la propria attività all'interno della prevenzione e dell'informazione sulle cosiddetti approcci complementari svolgendo la professione anche in equipe.
La mia formazione di base è avvenuta negli anni in cui non esisteva in Italia una concezione organica di scuola pertanto il mio percorso è stato molto più lungo e complesso di quello degli attuali naturopati che possono fruire di scuole triennali o quadriennali. Io ho dovuto frequentare corsi specifici quasi per ogni materia, percorso che mi ha dato una buona cultura di base ma mi ha reso un naturopata un po’ atipico.
La mia storia professionale recente si è svolta principalmente nell’ambito del poliambulatorio Gammapimedical. Oltre al compito di consulenza tipico di un naturopata, ho avuto anche funzioni di coordinazione e di integrazione delle discipline naturali nei differenti settori specialistici a fianco di medici specialisti, psicologi, fisioterapisti, dentisti, osteopati, eccetera.
Quest'esperienza mi ha dato la possibilità di confrontare con esami strumentali ed emato-chimici il profilo dei clienti influenzando profondamente il mio punto di vista verso la verifica scientifica dei risultati ottenuti.
La presenza infatti, dei colleghi medici mi ha permesso di prestare consulenza non solo a clienti definiti sani, ma anche a supportare terapie mediche con strategie considerate "alternative" sotto controllo dello specialista che li aveva in cura.
La mia attività decennale di docente di riflessologia plantare mi ha posto di fronte a quello che la persona comune ritenesse essere la naturopatia.
Ho vissuto il boom della medicina naturale degli anni 90, ho visto il nascere delle prime organizzazioni di categoria dello schiatzu, ed ora finalmente posso asssistere ai primi passi verso una vera regolamentazione della professione.
E’ indispensabile, tuttavia, rendersi conto che le regolamentazioni non danno implicitamente il riconoscimento necessario e la collaborazione fra i differenti specialisti. Questo cruciale punto resta sempre un ambito personale che richiede una grossa fatica, nella migliore delle ipotesi, data dalla profonda differenza di visione che esiste tra la medicina naturale e una medicina accademica vecchio stampo che stenta a riconoscere persino le evoluzioni che nascono in seno ad essa.
Sempre più la medicina moderna si sta occupando del processo biologico, grazie anche alle tecnologie moderne che permettono l'analisi di processi chimici e fisici; lentamente si stanno aprendo gli occhi verso ciò che i cinesi dicevano 2500 anni prima della nascita di Cristo.
Un'evoluzione, quella scientifica, che ha il sapore di un grande ritorno verso il passato quando l'uomo non era la macchina cartesiana, ma il centro di un sistema di osservazioni che il tempo e le tecnologie moderne non hanno potuto che confermare.
Sarà solo un ritorno al passato, se queste nuove scoperte non riporteranno l'uomo nel suo ambiente, nel suo tempo, nella sua interezza. Scoprendo il linguaggio molecolare di come le più piccole parti del corpo comunicano fra loro senza rendersi consapevoli delle influenze ambientali, sociali, dei valori dell'individuo si rischierà una lettura “psichiatrica” piuttosto che olistica di quei dati.
Il counselor naturopata dovrà avere solide basi culturali biologiche e psicologiche; superando il dualismo della ricerca psico-somatica o somato-psichica egli integrerà le sue informazioni con quelle discipline che chiarifichino il network informativo e gli effetti a cascata degli eventi interni ed esterni a noi.
Anche se sarà inevitabile guardare con molto interesse lo sviluppo delle scienze neuro biologiche è importante conservare uno spirito attento a tutti i processi cognitivi e non che rendono l’individuo un essere irripetibile. Dovrà pertanto relazionarsi col suo cliente ricercando il fisico nello psichico, lo psichico nel fisico, il sociale nell'individuo e l'individuale nel sociale in un continuo esercizio di uno zoom mentale senza parcellizzare il suo cliente e farlo rappresentare da una sua parte.
In tutto questo, occorre non perdere mai di vista i propri limiti, sapendo rimandare senza indugio a figure professionalmente più adeguate alla cura del singolo settore qualora si ravvedano limiti di competenza e di formazione.
Il mio augurio è che la forte espansione culturale, il riconoscimento della figura del counselor, possa favorire la sua integrazione con le altre figure già riconosciute a beneficio delle persone che si rivolgono a noi.
